giovedì 11 agosto 2011

A Cefalù l' Arancio miracoloso di S. Antonio

L'Arancio miracoloso di S. Antonio
Una tradizione pietrificata? Una leggenda? Una semplice storia o una verità sepolta?
Il Canonico Giuseppe Maggio Ruina (Cefalù 1848 – 1912) ci viene incontro con un grazioso libretto poetico del 1894, scritto in terzine, in occasione del settimo centenario della nascita di
S. Antonio da Padova :
...Come n' è dolce ognor la rimembranza!
Come soave il dir: Quì Antonio venne!
Questa sua Chiesa fu, questa sua stanza!...

Le note al poemetto sono ricche e dettagliate:
"Non senza il divino soffio del Nume, la nave che conduceva per le acque da Padova ai saraceni, il divino Antonio, animato dall'ardore del martirio, approdò in sicilia; infatti la sicilia regina dell'isola del mediterraneo, non dovette privarsi della dottrina, della tutela e degli aiuti di tanto uomo: ciò che la sua lunga sosta per tutta la sicilia provò, fu infatti nella città di Messina, di Palermo, di Milazzo,di Patti, di Taormina, di Leontini e infine dimorò a lungo in Cefalù come accerta la fondazione di questo convento che per una certa antica tradizione trasse origine dal divino Antonio, luogo in cui verso tanto eroe e benefattore vige ancora oggi la devozione dei cittadini: difatti tutti i venerdì anche a piedi nudi accorrono al tempietto dedicato al divo Antonio, nel quale si vede intatta l'immagine dello stesso dipinta sul muro, quasi tutti i cittadini per chiedere la grazia del sommo Dio. Si osserva in questa chiesa il calice usato dal divo Antonio, vi è anche un albero di meli dorati piantato dallo stesso la cui foglia straordinaria è applicata sulle ferite così che sembra che con quella foglia miracolosa si ottiene la salute delle persone e sono altre le cose memorabili dello stesso divo."
(Passafiume: De Origine Ecclesiae Cephaleditanae ecc. Venetiis 1645)( traduzione Angelo Sciortino)

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